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Hair, la tribe che parla ancora al presente

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A quasi sessant’anni dal debutto Off-Broadway, Hair torna sulle scene italiane senza alcuna voglia di celebrare se stesso. Al Teatro Carcano di Milano – dove resterà in scena fino all’11 gennaio 2026 – il musical simbolo della controcultura hippie riemerge come un’esperienza viva, urgente, necessaria. La regia di Simone Nardini e la produzione di MTS Entertainment dimostrano quanto questo titolo abbia ancora molto da dire, forse più oggi di ieri.

Quello a cui ho assistito non è stato un semplice revival, ma un ritorno all’essenza. Hair viene restituito nella sua forma più autentica, conservando tutta la potenza di un’opera-rock che dal 1967 intreccia musica, teatro e impegno civile in un unico, travolgente grido di libertà.

Uno spettacolo che parla ancora al presente

Scritto da Gerome Ragni, James Rado e Galt MacDermot, Hair racconta una generazione che rifiuta la guerra in Vietnam, contesta le regole imposte e rivendica amore, autodeterminazione e libertà individuale. Ma ciò che colpisce davvero oggi è quanto questi temi risultino ancora attuali.

Nardini sceglie di non forzare alcuna attualizzazione: lascia che siano le parole, la musica e le azioni a parlare da sole. E funzionano. La repressione, l’illusione di fuga attraverso le droghe, il rifiuto della guerra e la ricerca di un’identità libera emergono con una chiarezza disarmante, trasformando Hair in uno specchio ancora lucidissimo della nostra società.

Un’energia collettiva che travolge la platea

La regia è diretta, essenziale, fedele allo spirito del primo allestimento del 1967. In scena prende vita una “tribe” giovane e compatta, capace di coinvolgere il pubblico con una carica fisica ed emotiva contagiosa.

Brani iconici come Aquarius, I Got Life e Let the Sunshine In non sono semplici numeri musicali, ma diventano momenti di condivisione totale: cori che abbattono la distanza tra palco e platea. Fondamentale la band dal vivo, che restituisce tutta la natura rock, istintiva e viscerale dello spettacolo.

Il coraggio di non edulcorare

Resta centrale – e giustamente intatta – la scena di nudo integrale. Non come provocazione gratuita, ma come gesto simbolico di verità, fragilità e libertà assoluta. In un’epoca di esposizione costante e filtri digitali, questo momento acquista un valore ancora più potente e politico.

Hair non cerca il consenso facile: mette in discussione, scuote, a tratti mette a disagio. Ed è proprio qui che risiede la sua forza.

Un dialogo aperto con le nuove generazioni

Se da un lato lo spettacolo parla a chi Hair lo ha vissuto come manifesto di un’epoca, dall’altro riesce a coinvolgere anche i più giovani, che riconoscono in quelle storie conflitti ancora irrisolti. Il musical supera il tempo e diventa uno spazio di dialogo, dove il teatro torna a essere luogo di riflessione collettiva e presa di posizione.

La tournée continua

Dopo la chiusura milanese dell’11 gennaio 2026, Hair proseguirà la sua tournée nei teatri italiani:

  • 15 gennaio 2026 – Assisi, Teatro Lyrick
  • 16 gennaio 2026 – Montecatini, Teatro Verdi
  • 24–25 gennaio 2026 – Bologna, Teatro EuropAuditorium
  • 28 gennaio 2026 – Argenta (FE), Teatro dei Fluttuanti
  • 31 gennaio 2026 – Nichelino (TO), Teatro Superga

Un inno che continua a risuonare

In un mondo attraversato da conflitti, polarizzazioni e crisi di valori, Hair resta un grido collettivo di pace e consapevolezza. Non è solo teatro musicale, ma un’esperienza emotiva e politica, un atto di resistenza culturale.

Perché oggi, come allora, let the sunshine in non è solo una canzone.
È una necessità.

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