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Crans-Montana — Palazzo Lombardia e Milano in lutto per le giovani vittime, Fontana ringrazia Meloni

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All'indomani del lutto cittadino proclamato per mercoledì 7 gennaio a Milano, giornata delle esequie di Chiara Costanzo e Achille Barosi, il quadro che resta è quello di una città e di un'intera regione ancora raccolte attorno alle giovani vittime di Crans-Montana: da Palazzo Lombardia con le immagini dei ragazzi sui maxischermi, alla visita della premier Giorgia Meloni ai feriti ricoverati al Niguarda, fino alla scelta del sindaco Giuseppe Sala di fermare simbolicamente Milano nel giorno dell'ultimo saluto.

Palazzo Lombardia, sede della Giunta regionale, ieri ha affiancato al lutto cittadino un gesto molto visibile: le bandiere a mezz'asta e le immagini degli adolescenti italiani morti nella tragedia svizzera proiettate sui maxischermi collocati ai lati della pista del ghiaccio nello spazio antistante l'edificio. Un omaggio voluto in concomitanza con le esequie, alle quali hanno preso parte il presidente Attilio Fontana e l'assessore Gianluca Comazzi, per segnare anche sul piano istituzionale la vicinanza alle famiglie e alle comunità colpite.

Nel frattempo, Milano ha vissuto una giornata sospesa: il sindaco Giuseppe Sala aveva proclamato il lutto cittadino per mercoledì 7 gennaio, proprio in occasione dei funerali di Chiara Costanzo e Achille Barosi, come segno di cordoglio e partecipazione della comunità al dolore per la tragedia di Crans-Montana. La scelta ha dato un perimetro ufficiale al sentimento diffuso di dolore, prevedendo bandiere a mezz'asta sugli edifici pubblici e un clima di sobrietà nelle iniziative istituzionali.

Chiara e Achille sono diventati, loro malgrado, volti simbolo di questa vicenda per la città: due ragazzi milanesi, due storie intrecciate da un Capodanno che si è trasformato in cronaca nera, fino al rientro delle salme e all'ultimo saluto nelle basiliche della città. Il lutto cittadino ha reso esplicito ciò che era già evidente nelle immagini e nei racconti: la tragedia avvenuta a Crans-Montana è percepita come qualcosa che tocca direttamente il tessuto sociale di Milano, dalle scuole alle parrocchie, fino ai luoghi della socialità quotidiana.

Accanto alla dimensione simbolica del cordoglio, resta quella concreta dell'emergenza sanitaria. All'ospedale Niguarda di Milano sono ricoverati i giovani feriti rientrati dalla Svizzera, presi in carico da équipe che lavorano da giorni con turni serrati e protocolli complessi. Qui, nella giornata di ieri, è arrivata anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha incontrato i ragazzi, i familiari e il personale sanitario impegnato in prima linea.

"Ringrazio Giorgia Meloni per un gesto davvero molto, molto importante", ha dichiarato il governatore Attilio Fontana commentando la visita al Niguarda. Un gesto importante, ha ribadito, non solo per i giovani ricoverati e per i loro familiari, ma anche per "tutta la comunità di Niguarda" che da giorni, "incessantemente e con assoluta professionalità", è impegnata in quella che resta una delle fasi più delicate dopo il rientro in Italia dei feriti.

Nelle parole di Fontana c'è il tentativo di tenere insieme diversi piani: l'attenzione riservata ai ragazzi, la gratitudine verso chi lavora in ospedale e il riconoscimento del ruolo della sanità lombarda e del sistema di emergenza-urgenza. Il presidente ha ricordato infatti il lavoro di Regione Lombardia, di Areu e di tutti coloro che, a vario titolo, sono stati coinvolti per affrontare l'emergenza, dal trasporto sanitario ai ricoveri, fino alla gestione dei percorsi clinici.

Per il governatore, il sostegno della presidente del Consiglio è "la rappresentazione più alta" di come l'Italia abbia compreso gli sforzi messi in campo da Niguarda, da Regione Lombardia, da Areu e dagli altri attori coinvolti in queste settimane. Il passaggio non è solo formale: la sottolineatura di un impegno riconosciuto anche a livello nazionale serve a dare legittimità e visibilità al lavoro degli operatori sanitari e dei soccorritori, spesso al centro delle cronache solo nei momenti più drammatici.

Il giorno dopo il lutto cittadino, l'immagine che resta è quella di una geografia del dolore che unisce luoghi diversi: le basiliche dove si sono svolte le esequie, Palazzo Lombardia con le immagini proiettate dei ragazzi, l'ospedale Niguarda in cui si continua a lavorare per i feriti. In mezzo, la presenza delle istituzioni — il sindaco Sala, il presidente Fontana, la premier Meloni — che hanno scelto di collocarsi fisicamente dentro questa mappa, assumendo la tragedia di Crans-Montana come un fatto che riguarda, a vari livelli, l'intero Paese.

Il Niguarda di Milano, presidio in cui sono ricoverati i giovani feriti rientrati dalla Svizzera è diventato punto chiave della risposta sanitaria all'emergenza, affiancato dall'azione di Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza), incaricata del coordinamento dei soccorsi e dei trasferimenti. In questo contesto si inserisce la visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha incontrato pazienti, familiari e personale sanitario, e il successivo ringraziamento del presidente lombardo Attilio Fontana, che ha definito il gesto "molto, molto importante" per i giovani ricoverati, per le loro famiglie, per la comunità di Niguarda e come riconoscimento degli sforzi messi in campo da Niguarda, da Regione Lombardia, da Areu e da tutti gli attori coinvolti nella gestione dell'emergenza.

Glossario

  • Lutto cittadino: atto formale con cui un Comune o una città esprime cordoglio per un evento grave, prevedendo bandiere a mezz'asta e inviti alla sobrietà nelle iniziative pubbliche.
  • Areu: Agenzia regionale emergenza urgenza della Lombardia, responsabile del coordinamento dei soccorsi sanitari, delle centrali operative e dei trasporti dei pazienti in condizioni critiche.
  • Esequie: cerimonie funebri, religiose o civili, che accompagnano l'ultimo saluto a una o più persone decedute, spesso con la presenza di autorità e rappresentanze istituzionali.
  • Bandiere a mezz'asta: modalità di esposizione delle bandiere abbassate a metà del pennone, usata come segno ufficiale di lutto da parte di istituzioni e amministrazioni pubbliche.

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