C’è stato un momento, ieri sera al Teatro Manzoni di Milano, in cui il teatro intero ha trattenuto il fiato.
Gianfranco Jannuzzo, visibilmente emozionato, ha salutato il pubblico con la voce incrinata dall’emozione e un sorriso pieno di riconoscenza.
Nonostante fosse la diciannovesima volta che calca quel palcoscenico, l’attore siciliano ha confessato di sentirsi ancora “come la prima volta”.
Ha ringraziato con sincera gratitudine il direttore artistico Alessandro Arnone, ricordando con affetto la signora Foscale, figura storica e amatissima del teatro milanese, salutata da un applauso lungo e commosso.
Un inizio che ha reso da subito la serata speciale, quasi familiare.
Poi, come in un respiro profondo, è cominciato Fata Morgana: uno spettacolo che è viaggio, confessione, racconto e dichiarazione d’amore.
Scritto da Jannuzzo insieme ad Angelo Callipo e accompagnato dalle musiche originali di Francesco Buzzurro, il lavoro racconta il mito di quella fata che illude e salva, ma anche la storia di un uomo e di un Paese intero.
Le radici come bussola
Jannuzzo costruisce il suo racconto a partire da sé stesso, dalle proprie radici siciliane, dalla famiglia numerosa che lo ha cresciuto – cinque fratelli, un padre professore e una madre profondamente legata alla sua terra.
Con tono ironico e tenero, ricorda gli anni in cui, per sostenersi durante la scuola di teatro lavorava come accordatore e riparatore di pianoforti.
Un mestiere umile e musicale, che gli ha insegnato l’arte della pazienza e l’ascolto dei silenzi, due qualità che ancora oggi abitano il suo modo di recitare.
Più volte, durante la serata, si siede al pianoforte: non per esibirsi, ma per raccontare attraverso le note ciò che le parole non dicono.
È un gesto che rivela tutto il suo amore per il passato e per la musica, un filo che lega il ragazzo di ieri all’artista di oggi.
Un’Italia che ride, pensa e si riconosce
Sul palco, Jannuzzo non è mai solo. Con lui, un quartetto di musicisti – Chiara Buzzurro alla chitarra, Nicola Grizzaffi al pianoforte, Angelo Palmeri all’oboe e Alessio La China al violoncello – che accompagna il racconto come un coro greco moderno, seguendolo nei cambi di tono, nei silenzi e nelle improvvisazioni.
Le musiche originali di Francesco Buzzurro amplificano l’emozione, fondendo la tradizione mediterranea con sonorità contemporanee.
La scenografia di Salvo Manciagli è di una bellezza sobria ma potente: un fondale che richiama la Valle dei Templi, attraversato da luci calde, ombre e bagliori che sembrano respirare insieme all’attore.
L’isola che appare e scompare sullo sfondo, come un miraggio, diventa essa stessa la Fata Morgana: la metafora di una terra che vive di contrasti, di desideri e di sogni.
Nel suo viaggio attraverso i dialetti d’Italia, Jannuzzo dà voce a un Paese intero.
Da Nord a Sud, interpreta figure e modi di dire, ritmi e gesti che raccontano chi siamo: un imprenditore padano, una signora veneta, un napoletano scaltro, un siciliano che ride della propria malinconia.
È un mosaico di suoni e volti che fa ridere e riflettere, un ritratto ironico e affettuoso di un’Italia che, nonostante tutto, sa ancora riconoscersi nelle proprie differenze.
Un mito che parla di noi
Il mito di Fata Morgana, la donna misteriosa che con la sua illusione inganna e salva, diventa il simbolo dell’identità italiana: miraggio e verità, sogno e realtà, isola e ponte.
“Raccontando la mia Sicilia – dice Jannuzzo – racconto l’Italia”, e in effetti lo spettacolo è un grande inno alla nostra umanità condivisa, fatta di ironia, dignità e capacità di accoglienza.
Non mancano momenti di riflessione profonda: sull’immigrazione, sulla violenza di genere, sulla necessità di restare aperti e solidali.
Ogni parola è una carezza, ogni battuta un modo per ricordarci che ridere è un atto di coraggio.
Un finale da standing ovation
Milano ha risposto con calore sincero: risate, applausi, commozione.
Il pubblico del Manzoni ha accolto Jannuzzo con affetto, riconoscendo in lui non solo un attore, ma un cantastorie dell’anima italiana.
E quando, nel finale, si siede di nuovo al pianoforte, le sue mani sembrano toccare non solo i tasti ma i ricordi, intrecciando musica e memoria in un ultimo, poetico abbraccio.
Fata Morgana è molto più di uno spettacolo teatrale. È un viaggio nel cuore delle nostre origini, un ponte tra passato e presente, un racconto che accarezza l’anima con il suono delle parole e delle note.
Un miraggio che, per una sera, si è fatto verità.
________________________________________
Fata Morgana
di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo
Regia: Gianfranco Jannuzzo
Musiche originali: Francesco Buzzurro
Scene: Salvo Manciagli
Con Gianfranco Jannuzzo e quartetto di musicisti: Chiara Buzzurro (chitarra), Nicola Grizzaffi (piano), Angelo Palmieri (oboe), Alessio La China (violoncello)
Produzione: Girgenti Spettacoli – Virginy L’Isola Trovata
Teatro Manzoni di Milano – fino al 26 ottobre 2025
Durata: 110 minuti (due atti con intervallo)
________________________________________
Glossario
- Fata Morgana: mito o fenomeno ottico in cui un’immagine distante appare distorta o sospesa; nel contesto dello spettacolo, simbolo di illusioni e identità culturale.
- Quartetto di musicisti: gruppo di quattro esecutori (chitarra, pianoforte, oboe, violoncello) che accompagna lo spettacolo.
- Scenografia: insieme degli elementi visivi e ambientali che compongono il set teatrale.
- Fondale: parte del retro scena del teatro, spesso dipinta o illuminata per creare ambientazione visiva.
- Sincronizzazione: in musica o spettacolo, accordo tra azione scenica e musica o suono.
- Cantastorie: persona che narra storie con parole e musica, spesso trasmettendo tradizioni culturali.