La crisi che coinvolgeva i 256 lavoratori della CallMat, azienda di call center con sede a Matera, ha trovato una svolta decisiva. Il 7 gennaio 2025, durante un incontro a Palazzo Piacentini a Roma, il ritiro dei licenziamenti è diventato realtà. Presenti al tavolo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, i rappresentanti del Mimit, la Regione Basilicata, il gruppo Tim, CallMat e i sindacati. Questo accordo, frutto di un dialogo serrato, ha messo in luce la necessità di trovare soluzioni pratiche per garantire la stabilità occupazionale in un settore sempre più vulnerabile alle dinamiche di mercato. La decisione di ritirare i licenziamenti rappresenta un punto di svolta concreto, ottenuto grazie a una sinergia tra enti pubblici e privati, che punta a salvaguardare posti di lavoro e a rafforzare la competitività dell'intero comparto delle telecomunicazioni.
Un piano che guarda al futuro: digitalizzazione e ammortizzatori sociali
La riunione, inizialmente programmata per il 23 gennaio, è stata anticipata su richiesta della Regione Basilicata. Tim, principale committente di CallMat, aveva infatti ridotto le proprie commesse, rendendo urgente un confronto per evitare conseguenze drammatiche sul piano occupazionale.
L'accordo raggiunto include l'impegno della Regione Basilicata a promuovere progetti di digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni locali entro settembre 2025. Sono stati stanziati fondi specifici per avviare piattaforme di gestione digitale dei servizi comunali e per adottare infrastrutture tecnologiche avanzate, come reti 5G e soluzioni cloud. Questi progetti modernizzeranno i servizi pubblici, e creeranno anche opportunità di lavoro per tecnici specializzati e operatori IT. Ad esempio, il comune di Potenza ha già avviato un progetto pilota per la gestione digitale delle anagrafiche, che potrebbe essere esteso ad altre città lucane nei prossimi mesi. Inoltre, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy monitorerà attentamente l'implementazione delle misure attraverso un sistema di report semestrali, garantendo un controllo costante sull'evoluzione della situazione e sull'efficacia degli interventi.
Sul fronte aziendale, Tim si è impegnata a mantenere un flusso di lavoro fino a marzo 2025, assicurando nuovi volumi di attività per il call center lucano. CallMat, dal canto suo, ha accettato di ritirare immediatamente la procedura di licenziamento collettivo, grazie alla possibilità di utilizzare ammortizzatori sociali per affrontare la crisi senza traumi per i lavoratori.
Un modello per il settore dei call center
Il Ministro Adolfo Urso ha espresso soddisfazione per l’accordo raggiunto, definendolo un esempio di percorso solido verso una soluzione strutturale, e ha illustrato alcune azioni concrete che verranno intraprese. Tra queste, il tavolo interministeriale previsto per febbraio 2025 sarà focalizzato sulla creazione di un piano d’azione che coinvolga sia il mondo aziendale sia le istituzioni pubbliche. Il piano includerà incentivi per la formazione di nuovi profili professionali e la riqualificazione dei lavoratori attuali, con un occhio di riguardo verso le competenze digitali. In parallelo, saranno destinati fondi per supportare le aziende che investono in tecnologie innovative, evitando così un eccessivo ricorso all'automazione. Questa strategia ha già prodotto risultati positivi in aziende come Almaviva, che ha ridotto il tasso di turnover del personale grazie a programmi di aggiornamento professionale mirati. “Lavoreremo per affrontare in modo sistemico le sfide delle telecomunicazioni”, ha affermato Urso, sottolineando l’importanza di interventi che possano garantire soluzioni di lungo termine e una maggiore stabilità occupazionale.
Un settore in trasformazione
La situazione di CallMat riflette le difficoltà più ampie che il settore dei call center sta affrontando, come la crescente automazione delle operazioni, che riduce la domanda di manodopera umana, e la pressione per mantenere costi competitivi a scapito delle condizioni lavorative. Tra il 2020 e il 2024, il settore ha perso oltre il 15% degli addetti in Italia, concentrati principalmente in regioni del Sud come Calabria, Puglia e Basilicata, dove i call center rappresentano una fonte primaria di occupazione. Per esempio, alcune aziende del Sud hanno automatizzato il 30% delle loro operazioni, con un impatto diretto sull'occupazione locale. Questa tendenza, va affrontata, per non aggravare ulteriormente il divario economico tra Nord e Sud Italia. Tuttavia, l’accordo raggiunto per CallMat dimostra che interventi coordinati possono prevenire conseguenze drammatiche. Ad esempio, la collaborazione tra enti pubblici e privati ha già permesso di salvaguardare circa 1.000 posti di lavoro nel settore tra il 2022 e il 2024, grazie a iniziative simili.
L'accordo evidenzia inoltre la necessità di una ristrutturazione più ampia per garantire stabilità e crescita. Iniziative come l'integrazione tra automazione e riqualificazione dei lavoratori possono rappresentare una soluzione efficace. Ad esempio, in alcune realtà, sono stati avviati programmi di formazione per trasformare gli operatori di call center in tecnici di gestione di piattaforme digitali, con un tasso di successo del 70% nei primi sei mesi.
Glossario
- TLC – Abbreviazione di "Telecomunicazioni", settore che comprende tutte le attività legate alla trasmissione di informazioni tramite sistemi elettronici.
- Mimit – Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ente governativo italiano che si occupa delle politiche industriali e di sviluppo economico.
- Ammortizzatori sociali – Strumenti previsti dalla legislazione italiana per sostenere i lavoratori in caso di crisi occupazionale, come la cassa integrazione.